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COMUNICATO STAMPA DEL 13 LUGLIO 2010

 

Fusione per incorporazione di Cariprato nella Banca Popolare di Vicenza: l’amarezza e la preoccupazione dell’Unione

La fusione per incorporazione di CariPrato nella capogruppo Banca Popolare di Vicenza desta nell’Unione Industriale Pratese amarezza, perplessità e forte preoccupazione.

Vi è la consapevolezza delle vicende che hanno condotto la banca locale a perdere già da un ventennio la sua piena connotazione pratese; inoltre vi è il riconoscimento a Monte dei Paschi prima e Banca Popolare di Vicenza poi di aver esercitato il loro ruolo di azionisti di maggioranza con misura e rispetto delle specificità del distretto. Proprio per la considerazione complessivamente positiva degli equilibri formatisi nel recente passato appare non prudente infrangerli andando ad azzerare di fatto l’esistenza di Cariprato quale istituto bancario autonomo, anche se controllato da soggetti esterni al distretto. Il mantenimento della denominazione Cariprato costituisce un opportuno segnale di presa in carico dell’identità storica della banca e del suo radicamento nel territorio: ma questo pur importante riconoscimento formale della “pratesità” dell’istituto non basta a bilanciare il dato di fatto sostanziale della fine della sua esistenza come soggetto avente una propria individualità giuridica.

Il Presidente dell’Unione Industriale Pratese Riccardo Marini, che è anche membro del Consiglio di amministrazione di Cariprato, al termine della riunione svoltasi stamattina così commenta la vicenda: “Il Consiglio di amministrazione è stato convocato, sia nella forma che nella sostanza, all’unico scopo di essere informato di quanto già stabilito dagli organi della Banca Popolare di Vicenza. Come Consigliere pratese non ho potuto fare altro che esprimere rammarico per il modo con cui vanno a chiudersi 180 anni di storia di una banca i cui destini sono stati legati a doppio filo a quello del distretto pratese: margini di discussione non ce n’erano. Tuttavia ho chiesto che si effettuino ulteriori verifiche circa la percorribilità di strade diverse, visto anche che il trattamento nei confronti di Banca Nuova è differente e più rispettoso della sua autonomia. Credo che sia stato sottovalutato l’aspetto del possibile innesco di meccanismi di disaffezione nei confronti di una banca che i pratesi a questo punto non possono sentire più propria. Come Unione Industriale manifestiamo il timore che si assottigli pericolosamente il legame fra il management bancario e la città, a danno sia dell’operatività dell’istituto che della possibilità di imprese e cittadini pratesi di avvalersi proficuamente dei suoi servizi: una prospettiva particolarmente preoccupante in considerazione dell’amplissimo spazio ricoperto da CariPrato nel contesto del mercato del credito sulla piazza di Prato. La Direzione e il Comitato regionale che si vanno profilando potranno in parte sopperire al venir meno del dialogo diretto fra territorio e banca, ma è evidente che una perdita rilevante in questo senso si determinerà e potrà portare conseguenze negative. A questo punto sta alla ‘nuova’ banca dimostrare alla città che niente è cambiato, anzi che i recuperi che avrebbero motivato la morte di Cariprato, legati alla razionalizzazione organizzativa del gruppo ed al contenimento dei costi, possono portare benefici nell’espletamento delle funzioni della banca nei confronti del territorio. Se sarà così, il boccone che abbiamo dovuto ingoiare diverrà un po’ meno sgradevole. Ma comunque rimane amaro, molto amaro.”    PU | 2SEM2010 | UIP037122 | RelEst | PetS | UnkS


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