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Novità normative – lavoro, finanza, fiscale, ambiente e sicurezza (modello 1)

 

COMUNICATO STAMPA DEL 21 LUGLIO 2008

 

“L’assedio cinese. Il distretto parallelo del pronto moda di Prato”, autrice Silvia Pieraccini, editore Il Sole 24 Ore, presentato oggi nella sede dell’Unione Industriale Pratese.

 

Mancava un lavoro del genere sulle imprese cinesi di Prato: chiaro, essenziale, documentato, oggettivo”: così Riccardo Marini, Presidente dell’Unione Industriale Pratese, ha esordito oggi presentando alla stampa il libro di Silvia Pieraccini “L’assedio cinese. Il distretto parallelo del pronto moda di Prato”, edito dal Sole 24 Ore.

 

La presentazione, presente l’autrice, si è tenuta a Prato al Palazzo dell’Industria, sede dell’Unione Industriale Pratese che ha sostenuto la realizzazione del libro.

 

“L’assedio cinese” ricostruisce la forza economica, il funzionamento e i rischi del primo, e finora unico, distretto cinese d’Italia, quello dell’abbigliamento “pronto moda” di Prato, che in pochi anni ha raggiunto numeri da capogiro – 2.700 aziende, 17.000 addetti, 1,8 miliardi di giro d’affari, dovuto per il 70% all’export – grazie al fatto di poter contare su manodopera clandestina, lavoratori in nero, sfruttamento feroce, mancato rispetto delle norme che regolano l’attività d’impresa.

 

Il risultato è un “paradiso fiscale” in cui almeno un miliardo di euro di giro d’affari è realizzato in nero. E’ viva la preoccupazione delle imprese locali, che temono la diffusione del virus dell’illegalità al distretto tessile pratese “storico”, il più grande, famoso e studiato in Europa, nonostante la crisi che l’ha investito negli ultimi anni. Da qui i reiterati allarmi dell’Unione Industriale Pratese, che da tempo chiede maggiore vigilanza e misure straordinarie di contenimento di un fenomeno anch’esso di dimensioni straordinarie.

 

Nel distretto “parallelo” cinese di Prato non ci si infortuna (nel 2007 le denunce di cittadini cinesi sono state due), non ci si iscrive come lavoratori al sindacato (Cgil e Cisl non hanno neppure un associato orientale) né, come imprese, alle associazioni di categoria (un solo iscritto all’Unione Industriale, poche decine alle associazioni artigiane, si lavora alle dipendenze dei laoban solo per pochi mesi (appena il 7% dei contratti dura più di due anni) e s’interrompe il rapporto sempre per dimissioni volontarie, anche quando l’azienda chiude i battenti, avvenimento peraltro molto frequente: sei imprese su dieci muoiono nell’arco di un anno, facendo schizzare il tasso di turn over delle aziende cinesi al 60% (quello delle imprese italiane è del 15,7%).

 

 

 

 

Questo distretto, che costituisce la più portentosa fabbrica di moda made in Italy fatta dai cinesi (un milione di magliette e abiti prodotti ogni giorno, 360 milioni di capi all’anno!), e che finora è rimasto separato e “parallelo” al distretto tessile tradizionale (i cinesi usano in minima parte tessuti e know how pratesi), chiama oggi istituzioni e forze dell’ordine a una grande sfida di legalità, sviluppo e sicurezza. “Il distretto cinese di Prato – scrive Pieraccini – è l’esempio più eclatante, e più sconcertante, di assalto al manifatturiero italiano sferrato ‘in casa’, con armi sleali e regole di mercato truccate”.

 

“E’ una situazione molto preoccupante ed anche gravemente lesiva dell’immagine del nostro distretto e dell’intero made in Italy – conclude Marini – Le imprese tessili pratesi non hanno rapporti di affari, salvo casi sporadici, con le confezioni cinesi, perché le tipologie produttive sono molto diverse. Le imprese pratesi hanno del resto pochissimi contatti con i cinesi, che lavorano solo per i connazionali. Una comunità così intraprendente ed attiva, potenziale risorsa della città, è invece un corpo estraneo. Come Unione abbiamo dato sempre la massima disponibilità ad accogliere soci cinesi, purché rispondenti, come quelli italiani, alle caratteristiche di regolarità richieste dal codice etico di Confindustria. Solo il collega della Giupel ha risposto, ormai anni fa, all’appello. La situazione di Prato deve essere conosciuta, a supporto della nostra proposta di fare del distretto un laboratorio sull’imprenditoria extracomunitaria di livello nazionale ed europeo. L’ottimo lavoro di Pieraccini e la sensibilità del Sole 24 Ore hanno reso possibile, col nostro supporto, questa operazione editoriale, di cui siamo molto soddisfatti.”

 

 

 

 

Link alla 1a e 4a pagina di copertina

 

 

 

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